Fai per benino

Gian Piero Torellini

La sera prima di salutare questo mondo, Gian Piero, mi ha guardata e, con un filo di voce alterata dal dolore e dal torpore dell’abbandono, mi ha detto “Fai per benino”.

di Domitilla Marzuoli

Queste parole possono avere, nella loro estrema sintesi e semplicità, un valore enorme quando a pronunciarle è uno degli affetti più significativi della tua storia, tuo nonno. Un monito dolce e affettuoso, nello stile tipico di mio nonno: oggi, dopo pochi mesi dalla sua morte, lo interpreto come richiamo ad una vita piena di senso e di valori qualificativi, senza cedere a comodi compromessi, con onesta lealtà e volontà. Mio nonno era un professore, un uomo che aveva studiato molto e molto aveva appreso stando a contatto con i suoi allievi e con i ragazzi che allenava e preparava atleticamente; i suoi migliori insegnamenti venivano dalla vita vissuta a servizio degli altri, spendendo gratuitamente tempo ed energie, da giovane come da anziano, per un volontariato sano e bello, per la parrocchia, per le attività sportive, per le iniziative sociali e politiche del suo territorio.

Parlo di un uomo normalissimo, anche un po’ burbero sebbene di una simpatia schietta e genuina. Un nonno che ha saputo lasciare nel mio tracciato la passione per la cultura, l’amore per lo studio e un’umanità aperta e accogliente verso il prossimo. I suoi tanti impegni lo tenevano spesso lontano da casa e il suo attivismo per lungo tempo è stato mio nemico proprio perché per dedicarsi alla politica, alla parrocchia, al servizio di formazione e supporto tecnico per il Coni, avvertivo la sua assenza come una pietra di inciampo tra me e lui.

Oggi, guardo a quelle volte in cui varcava la soglia di casa con la borsa in spalla e gli occhiali da sole per “andare alle sue missioni”, con una gratitudine ed una riconoscenza enormi. Ho nel mio sangue lo stesso motore vivace e gioioso, che mi porta a spendermi attorno a me, nel mio territorio, con la passione che ha acceso proprio in me come un’eredità poderosa e feconda.

Vi racconto non di un uomo straordinario ma fuori dall’ordinario, amante della storia locale, delle sue origini e della storia del nostro territorio, un territorio che mi ha aiutata a guardare con occhi profondi e custodi. Teniamo stretti i nostri nonni, mani grandi, rughe profonde, racconti e narrazioni di vita che sono scolpite sotto pelle ed emozioni che non si concludono col passaggio terreno.

* Siena | Lamarmora marzo 2013
“E vorrei la grazie di essere seppellito nel mio paese con un trasporto bellissimo. Vostro figlio”
Adorno Borgianni Partigiano

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