Non è lavoro!

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Giovedì 11 gennaio 2018 Marta Fana ha presentato il suo libro, Non è lavoro è sfruttamento, nella sala storica della Biblioteca comunale degli Intronati di Siena,  incontro organizzato da Il lavoro culturale in collaborazione con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) con il sostegno della Biblioteca comunale degli Intronati e di ANPI Siena.
Insieme a lei Alberto Prunetti, scrittore, e Giulia Romanin Jacur di Lavoro Culturale a moderare l’incontro.

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Ad accoglierla una sala piena, strapiena. Un libro che merita tutta questa attenzione.

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Nella sua recensione narrativa Alberto Prunetti scrive “È il libro di cui tutti parlano, perché parla a tutti, agli accademici come alle casalinghe, ai precari del nuovo millennio come agli esodati: parla ai molti che lavorano sfruttati e che non sanno trovare le parole per denunciare lo sfruttamento che patiscono lavorando”, mentre Marco Ambra sottolinea che “La mole di osservazioni e argomenti raccolti in Non è lavoro, è sfruttamento ha un obiettivo preciso, anzi un merito. Marta Fana ha lo scopo dichiarato, sin dall’inizio del libro, di produrre una lettura della realtà economico-sociale nella sua dimensione storica: «più di una generazione vive oggi in un contesto di crisi permanente, di distruzione del patto sociale – scioltosi come neve al sole – del dopoguerra e degli anni del boom. Metabolizzare il lavaggio del cervello quotidiano operato a uso e consumo delle élites non fa che distogliere lo sguardo dalle vere cause e responsabilità e dai possibili rimedi»”

Non è lavoro è sfruttamento percorre fenomeni quali la frantumazione del mondo del lavoro in conseguenza dei processi produttivi, l’esternalizzazione del settore della logistica, la progressiva perdita di tutela dei diritti nei contratti, il ricorso ormai abituale a forme di occupazione gratuite (dall’alternanza scuola-lavoro agli stage gratuiti e alle applicazioni del progetto Garanzia Giovani) e la costituzione di nuove figure professionali e di spazi di co-working. Il libro decostruisce un certo tipo di retorica dominante che ha, come pilastri, i concetti di flessibilità e produttività, portando a una presa di coscienza del frammentato mondo del lavoro e indicando possibili soluzioni quali l’innovazione a livello industriale e la valorizzazione del lavoro.

Lei un vulcano, preparata, radicale, precisa e sempre chiara, un piacere leggerla e ascoltarla: nel nostro piccolo quotidiano abbiamo il dovere politico di innescare ogni miccia capace di portare alla luce queste contraddizioni e farle vivere nei processi in cui siamo coinvolti, come comunità.

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