AMIANTO

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Lunedì 27 novembre si è svolto il primo di una serie di incontri tra i detenuti della Casa Circondariale di Siena con degli scrittori. Alberto Prunetti ha incontrato i detenuti parlando intorno al suo libro, Amianto. Una storia operaia.

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Un libro terribile e bellissimo. Dolore, divertimento, pena, riflessione, compartecipazione. Una nuvola di sensazioni alternanti e contrapposte, quali solo uno scrittore vero riesce a condensare.
dalla prefazione di Valerio Evangelisti

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La storia di Renato, un operaio cresciuto nel dopoguerra che ha iniziato a lavorare a quattordici anni. Un lavoratore che scioglieva elettrodi in mille scintille di fuoco a pochi passi da gigantesche cisterne di petrolio. Un uomo che respirava zinco, piombo e una buona parte della tavola degli elementi di Mendeleev, fino a quando una fibra d’amianto, che lo circondava come una gabbia, ha trovato la strada verso il torace. Poi, chiuso il libretto di lavoro, quella fibra ha cominciato a colorare di nero le cellule, corrodendo la materia neurale. Una ruggine che non poteva smerigliare, lesioni cerebrali che non poteva saldare.
Amianto è una scorribanda nella memoria tra le acciaierie di Piombino e quelle di Taranto, tra le raffinerie liguri e gli stabilimenti di Casale Monferrato, tra il calcio di strada in un’Ilva dimenticata in provincia e le risse domenicali lungo la via Aurelia. Un Lessico famigliare proletario con cavi elettrici impazziti e sarcastici aneddoti dal mondo operaio. Un’epopea popolare ma anche un’inchiesta che riapre una ferita sociale, scritta da una voce narrativa che reclama attenzione e conferma un talento sempre più maturo.

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Alberto Prunetti, è nato a Piombino (LI) nel 1973. Suo padre era saldatore e tubista.
Ha scritto Potassa (2003), L’arte della fuga (2005) e Il fioraio di Perón (2009), 2015 – PCSP (piccola controstoria popolare), Edizioni Alegre. Ha collaborato con “il manifesto” e “A-Rivista” ed è redattore del blog Il Lavoro culturale.

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