QUEL FILO DELLA MEMORIA

Di Alessio Duranti conosco le sue fotografie e, attraverso esse, il progetto di memoria che con i suoi scatti vuole tramandare, con forza e sopratutto passione.

Due aspetti che svolgono un ruolo fondamentale per ricostruire quel “filo della memoria” indispensabile per meglio intendere non solo il passato che ci precede ma anche il presente e lo stesso futuro, cui non possiamo non guardare con interesse e con fiducia, proiettandovi le nostre ansie, i nostri desideri e la nostra volontà di giustizia sociale.

Anche in questa chiave, proiettata verso il futuro, le immagini di Alessio costituiscono un prezioso strumento idoneo a farci conoscere meglio e ricostruire criticamente eventi, contorni di luoghi, di personaggi ed episodi altrimenti confinati in un passato che qualcuno, non da oggi, vuol far apparire sordo e insondabile. E quindi ci parlano, ci invitano a guardarle e riguardarle, e l’immagine diventa emozione che si snoda attraverso le sue foto in bianco e nero, che paiono colorarsi come il rosso di un tramonto che non ti aspetti.

Per me, che ho alle spalle una storia immensa che indubbiamente ha segnato la mia vita, attraverso il coraggio e sopratutto la consapevolezza di chi allora scelse di stare da una parte, quella partigiana, diventa impossibile non cogliere nell’attimo di uno scatto, che diventa Storia, i valori e gli ideali sempre vivi, che si arricchiscono di voci e pensieri e si estendono in quei luoghi e in quelle situazioni che ci provocano dolore, ma anche speranza e sopratutto orgoglio e onore.

Credo che nel percorso di Alessio vi sia tutto ciò che ho scritto, senza banalità né retorica, ma solo l’esperienza straordinaria di carpire fotograficamente principi, sentimenti e sopratutto aspetti di una umanissima civiltà, cui anelava tutta la Resistenza.

Concludo con una frase di William Faulkner premio nobel per la letteratura:”Il passato non muore mai. E nemmeno rimane dietro alle spalle.”

Tiziana Pesce

(Foto: Piazza del Duomo, Milano, 25 Aprile 2014)

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