Raffigurazione del paesaggio agrario

di Emanuela Stoppoloni

Il paesaggio agrario può anche esser visto come l’opera dell’uomo caratterizzata da una combinazione di curve di livello, di colori, di vegetazione. Ma è chiaro come tutto ciò sia estremamente riduttivo, non a caso l’impossibilità di definire il paesaggio, riducendolo a precise tipologie, discende anche dall’impossibilità di contarle. Anche a non considerare che la stessa superficie coltivata a grano o a foraggere produce un effetto visivo diverso a seconda della sua giacitura pianeggiante, collinare o montana, diversi saranno gli accostamenti, la scelta delle colture più adatte alle diverse pendenze. La bellezza del paesaggio agrario italiano e, nella fattispecie, toscano si mostra in cartoline immaginarie ad ogni punto di un percorso compiuto per caso. Chi è attento alle immagini è sempre alla ricerca di bloccare e fissare quello che vede. Tipico è il fermarsi o il ripromettersi di tornare su quel posto per stampare nella propria memoria l’immagine vista e condivisa. Questo perché quanto visto è reale, unico nella stagione, in quella precisa ora del giorno, con quella determinata posizione delle nuvole, unico anche perché è denso della soggettività dell’osservatore che vede la cartolina ma vi sovrappone uno spessore culturale fatto di percezioni passate, di un patrimonio iconografico e di una cultura diffusa che ha aggiunto all’immagine prodotta da uno specifico tipo di mondo e di società uno stereotipo di benessere, di salubrità, di liberazione dalle pressioni della vita urbana. Descrivere uno spazio come è e catturarne un aspetto oggettivo, non filtrato, non è possibile. L’immagine si avvicina più facilmente alla realizzazione di un modello già visto, di un codice riconoscibile. Gli elementi locali sono influenti e determinanti della percezione istantanea e si legano a immagini già conosciute. La vasta dinamica di approcci e di modalità di interpretazione delle immagini ha creato un patrimonio iconografico vastissimo che fa parte dell’immaginario e della cultura collettiva.

Ogni giorno l’ambiente circostante è vissuto secondo differenti livelli di percezione,non sempre seguiti da un attenta e specifica comprensione. Spesso non si riesce a comprendere come ci sia un interesse o un disinteresse per un tema o un soggetto, un aspetto dell’arte o del paesaggio. L’osservazione delle immagini è un qualcosa di soggettivo, legato ad un immaginario e mosso dal sentimento personale. Eppure è possibile produrre vere fotografie, non mentali, che possano trasmettere qualcosa di originale, una comprensione che se non presente nell’animo di chi riprende può comunque essere acquisita, capendo il luogo e le sue ragioni, individuando gli elementi propri che dovranno emergere e che si faranno vettori di quanto si vuole comunicare. La strategia di approccio per produrre immagini capaci di comunicare un’oggettività e un insieme di sensazioni proprie dell’ambiente richiede un ripartire dalle origini della ripresa. È un lavoro per specialisti che richiede ricerca e sperimentazione e l’obiettivo di catturare suggestioni e specificità al di fuori dello standard, dello stereotipo, per trasmettere una sensazione reale risulta essere un processo complesso. Ovviamente la scelta della strumentazione da utilizzare è un passaggio fondamentale. Si sta parlando, nello specifico, di insediamenti agrari, che sono protagonisti di un contesto antropizzato e in forte relazione con esso. La raffigurazione di tale spazio è un qualcosa di dinamico, esteso nel tempo e nello spazio, si sviluppa nelle stagioni come in poche altre condizioni antropizzate. Le ragioni della formazione di questo paesaggio sono legate all’evoluzione temporale, alla trasformazione dell’ambiente circostante in base al susseguirsi delle coltivazioni delle fasi dell’anno che vedono il terreno circostante farsi pantano, essere arato o seminato, per poi attraversare la vasta gamma di colori che vanno dal verde al giallo bruciato, per poi tornare alle tinte calde dell’inverno. Con un soggetto così mutevole è difficile da scattare, da comprendere, da riassumere. Per riuscire al meglio a comprendere una realtà come quella agraria è necessario scegliere luoghi diversi, disseminati nello stesso territorio, cambiare i punti di vista, e muoversi anche nell’arco dell’anno secondo il mutare delle stagioni. Al variare dei periodi dell’anno, si assiste ad un cambiamento di percorsi, abitudini, quantità di spazio dedicato alle attività di trattamento della terra.

La riconoscibilità del luogo e la visione fotografica pongono due punti chiave nella scelta della modalità di rappresentazione: vi è la necessità di individuare tutte le caratteristiche oggettive, determinanti la percezione e costituenti gli elementi di indirizzo delle sensazioni ricevute e ciò non corrisponde necessariamente alla completezza della visione. L’immagine fotografica è parziale, limitata nello spazio e nel tempo, è comunque documento e testimonianza oggettiva seppur non potrà mai essere considerata come qualcosa di completo. È specchio di un’informazione parziale, ma dove la parte può valere il tutto, può cogliere sensazioni anche se limitate, nel rapporto tra i livelli del paesaggio, del rapportarsi del costruito con l’ambiente, del comporsi degli elementi di più recente presenza con gli elementi ormai consolidati.

Il senso e la comprensione di un luogo possono essere trasferiti attraverso immagini da chi le crea a chi le osserva: il paesaggio comporta inevitabilmente l’aggiunta dei codici di interpretazione dell’osservatore che, nella molteplicità delle possibilità di lettura, ne trarrà varie e diverse sfumature e dedicherà differente attenzione e concentrazione alla visione dell’immagine, in base alla propria formazione culturale e dei propri interessi. L’immagine non semplicemente documentativa aggiunge contenuto e comunicazione, inserendo criteri di lettura e di interpretazione, stimolando delle suggestioni che se capaci di radiarsi nella mente di chi affronta questi temi non come semplice osservatore, ma come soggetto operante su questi beni, possono influire su scelte importanti. Questo può influenzare la logica di organizzazione del progetto. Si deve operare comprendendo al meglio le specifiche caratteristiche che legano l’ambiente al contesto, al paesaggio antropizzato, al mutare delle stagioni e al valore storico culturale degli elementi anche intangibili ma percepibili, che devono essere compresi e fatti propri al fine di ottenere un approccio consapevole. L’immagine si deve orientare verso la presentazione di elementi soggettivi ma nello stesso tempo propri del luogo e dell’ambiente circostante, elementi stagionali e quindi mutevoli. Si deve cercar di recuperare lo spirito del luogo tramite la messa in evidenza di parti specifiche del posto. L’immagine si deve fare portatrice di suggerimenti, di interpretazioni capaci di indirizzare un’interpretazione dell’immagine più matura e comunicare un riferimento iconico capace di porre le basi di una sensibilità verso il tema. Si tratta di contribuire allo sviluppo di una sensibilità importante, capace di preservare un aspetto apparente e riconquistare una completezza nell’approccio al rapporto tra necessità e aspetto che in passato ha determinato l’originale insediamento costruito e la conformazione del paesaggio stesso. A tal proposito è bene considerare quanto sia impegnativa la scelta tra colore e bianco-nero. Significative sono le parole di Cartier-Bresson: «Considero il colore un mezzo d’informazione importantissimo ma molto limitato sul piano della riproduzione che resta chimica e non trascendentale. A differenza del nero, capace di riprodurre la gamma più complessa, il colore non offre che una gamma frammentaria» (CARTIER- BRESSON, 2005, p. 34; BINI, 2011, pp. 223-235). Il giovane fotografo senese Alessio Duranti la pensa allo stesso modo. Nel suo progetto fotografico “Ormennano”, nome dell’azienda agricola del comune di Asciano, attraverso un racconto fatto di immagini che immortalano la vita di un’azienda sita nelle Crete senesi, riporta attimi di vita scandita dal tempo, dalla natura e dagli animali, i ritmi della giornata la qualità del prodotto e il rispetto dei cicli naturali. Nella fattoria vengono accudite circa settecento pecore, il padrone possiede anche campi e calanchi che dettano i ritmi del lavoro. Sono la nascita degli agnelli, strepitante e caotica, il rito quotidiano della mungitura e l’evento annuale della tosatura a fare da protagonisti al progetto fotografico.

Estratto da: LA PERCEZIONE DEL PAESAGGIO: ASCIANO, CUORE DELLE CRETE SENESI – UNA RICERCA SUL CAMPO
Tesi di laurea di Emanuela Stoppoloni, a.a. 2015/2016
Dal capitolo secondo, Paesaggio e percezione, paragrafo quarto
BIBLIOGRAFIA
– CARTIER-BRESSON H., L’immaginario dal vero, Milano, Abscondita, 2005.
– BINI M. (a cura di), Il paesaggio costruito della campagna toscana, Firenze, Alinea, 2011.

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