“Oświęcim/Auschwitz”

“Oświęcim/Auschwitz” il passato e il presente del campo nazista nelle foto di Alessio Duranti. Venerdì la mostra al Museo della Liberazione

di Nazareno Giusti per Lo Schermo 5/2/2014

LUCCA, 5 febbraio – Auschwitz. Pochi nomi come questo riescono a far saltare alla mente di chiunque una delle pagine peggiori del “secolo breve” e non solo: il genocidio del popolo ebraico. Quello che divenne il più famoso Konzentrationslager(campo di concentramento) tedesco fu in realtà situato in un’anonima località polacca, Oświęcim, appunto.

Operativo dal 14 giugno 1940, vi morirono 70mila persone e vi venne sperimentato il gas Zyklon B.

Tra i tanti che vi morirono padre Massimiliano Maria Kolbe, tra i tanti che vi soffrirono Elie Wiesel. All’entrata del campo- che fu liberato il 27 gennaio 1945 dai soldati dell’Armata Rossa- la famosa scritta “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”).

Auschwitz- che dal 1979 è patrimonio dell’umanità dell’Unesco- è diventato un luogo simbolodella memoria. Scriveva Nedo Fiano: “Per chi ci ha vissuto, Auschwitz non è un luogo, è una sensazione. Il freddo mi entrava dentro e mi rosicchiava. Ero solo con me stesso”.

Primo Levi, invece: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto o del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”.

Alessio Duranti, giovane fotografo senese, proprio al campo polacco ha dedicato un’intensa mostra fotografica che sarà inaugurata venerdì 7, alle 10,30, presso ilMuseo della Liberazione nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria.

La mostra “Oświęcim/Auschwitz” è parte di un lavoro molto più ampio che Duranti ha iniziato ormai da oltre tre anni. Si tratta di un progetto che è nato dal desiderio di raccontare l’attività dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sia locale, con la narrazione di eventi e di commemorazioni, sia nazionale, come una serie di scatti suMarzabotto e la partecipazione ad alcune manifestazioni sui temi della Costituzione e del lavoro. Un progetto che dovrebbe portare Duranti in altri luoghi come la Risiera di San Sabba e il Campo di Fossoli per continuare il suo racconto sulla memoria.

Nel raccontare i luoghi e gli eventi della Resistenza è nato il desiderio di andare anche là dove si è svolta la tragedia dell’Olocausto, al quale l’Italia ha contribuito con le Leggi Razziali e le deportazioni.

La scelta, quindi, è caduta su Auschwitz. Ma, come era facile immaginare, non è stato un lavoro facile.

Confessa Duranti: “fotografare Auschwitz è stata dura per le sensazioni che suscita, per il costante pensiero agli orrori che in questo luogo si sono compiuti. Sei emotivamente catturato da tutto. E poi in sottofondo risuona sempre la stessa domanda: è ancora possibile fotografare Auschwitz? Che cosa posso aggiungere a tutto quello che è già stato mostrato del luogo simbolo della Shoah? Come farlo rispettando il ricordo di tutti coloro che da lì sono passati?”

Ci sono foto che Duranti ha deciso di non scattare, ma che fanno parte di un viaggio duro ma arricchente. A lavoro finito Duranti riflette: “Spero di essere riuscito a raccontare Auschwitz oggi, ovvero fare una sintesi tra quello che è stato e quello che è oggi, ho cercato di cogliere il silenzio, il vuoto dei corridoi, delle baracche e dei cortili ma allo stesso tempo ho ritenuto corretto raccontare com’è oggi questo posto in una calda giornata di luglio, la vita che inevitabilmente portano con sé migliaia di persone che vengono qui ogni giorno”.

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