… Nel cuore del futuro

di Marco Scipolo giornalista collaboratore del quotidiano “L’Arena”
(presentazione mostra dal 24 aprile al 4 maggio 2014, presso il Cortile del Podestà (Palazzo Pubblico) in Piazza del Campo a Siena, nell’ambito delle celebrazioni istituzionali per il 70esimo anniversario della Liberazione della città toscana dal nazifascismo)

Le foto documentano alcune recenti attività dell’ANPI e rammentano che non c’è futuro senza memoria. Un preciso monito, in un Paese che spesso appare, purtroppo, smemorato. Gli “scatti” ritraggono commemorazioni ufficiali di vittime di stragi nazifasciste nel Senese, la Festa nazionale dell’ANPI a Marzabotto nel 2012, la celebrazione a Siena del 67° anniversario della Liberazione e la partecipazione a manifestazioni nazionali. Immagini in bianco e nero che illustrarono le diverse dimensioni del tempo ed evidenziano il prezioso valore della memoria inducendo a riflettere sull’origine, sul percorso di formazione, dell’identità democratica della nostra Repubblica e sulle radici della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Dei pensierosi partigiani a Montemaggio, nel bosco che fu teatro degli spietati rastrellamenti compiuti dai fascisti, l’obiettivo fotografico ha catturato l’orgoglio per le proprie idee che portarono alla libertà riconquistata ma, pure, la preoccupazione per il rischio che tali principi possano, ancora oggi, essere traditi. Queste foto ci richiamano il sacrificio di tanti uomini e donne per il riscatto della dignità nazionale, che era andata perduta con la dittatura fascista. Migliaia di giovani, datisi alla “macchia”, si riunirono volontari rispondendo ad un’unica cartolina di precetto: la propria coscienza. Lottarono – e molti morirono – perché trionfassero i principi di libertà, uguaglianza, democrazia e solidarietà, poi finalmente scolpiti nella Costituzione. Tra loro, i partigiani della Brigata garibaldina “Spartaco Lavagnini”. A tale raggruppamento appartenevano i diciannove “ribelli” dell’eccidio di Montemaggio, a Monteriggioni (Si), uccisi senza pietà il 28 marzo 1944 dai militi della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) presso “Casa Giubbileo” e “La Porcareccia”. Nelle fotografie relative alla celebrazione della ricorrenza di questa strage vi è l’odierno, commosso, sentimento di gratitudine ai Caduti. Il presente deve far tesoro della Storia per evitare di commettere gli stessi errori del passato: è ciò che sembra suggerire la foto di apertura dove lo spettatore è esplicitamente interpellato dallo sguardo diretto della persona in primo piano, stretta a chi ha il capo rivolto ad uno spazio lontano, verso lo sfondo sfocato che rappresenta una distanza anche temporale, rinviando simbolicamente agli anni bui del fascismo e all’eroica guerra di Liberazione. Pochi giorni prima, il pomeriggio del 13 marzo 1944, dopo un processo sommario, nel piazzale della Caserma Lamarmora (l’attuale Caserma Bandini) di Siena vennero fucilati da un plotone fascista della GNR quattro partigiani (Renato Bindi, Adorno Borgianni, Tommaso Masi e Primo Simi), contadini diciannovenni, che facevano parte di un distaccamento della Divisione “Spartaco Lavagnini”. La foto è fortemente evocativa dell’esecuzione per la presenza – nel cortile della caserma – delle sedie e dei soldati schierati per rendere gli onori militari. I quattro partigiani furono fucilati a due a due: prima Borgianni e Simi, dopo Bindi e Masi. Per un quarto d’ora, in quel cortile, furono costretti a rimanere seduti su una seggiola, con le mani legate dietro la schiena e con gli occhi bendati. Poi, le raffiche mortali. Tommaso Masi dovette patire lo strazio di una lenta agonia. Nella targa commemorativa, all’interno della caserma, sta scritto: “La storia fra l’Italia fascista e l’Italia democratica pose quest’ara irrorata dal sangue generoso dei partigiani”. Inoltre, sono qui proposte fasi della Festa dell’ANPI organizzata in un luogo emblematico come Marzabotto, il cui nome ricorda le feroci e vaste stragi naziste di massa dell’autunno 1944 contro civili inermi, tra i quali anche molte donne e numerosi bambini. Eloquente è la foto che, riproducendo le immagini dei volti delle vittime che sovrastano i visitatori in pellegrinaggio ai luoghi del supplizio, comunica con immediatezza l’ampia misura del crimine e la compassione, intima e profonda, di chi osserva i visi di quegli innocenti. In queste immagini sono immortalati i vari momenti dei riti della memoria, dal raccoglimento al corteo, dall’orazione ufficiale al convivio fino al canto corale. Gli stendardi dell’ANPI, i gonfaloni delle amministrazioni civiche, le lapidi. I rappresentanti delle istituzioni, le Forze Armate ed i cittadini. I partigiani, ovvero i ragazzi di ieri, ed i giovani d’oggi che impugnano i vessilli dell’ANPI. Uniti nell’omaggio riconoscente ai martiri d’Italia. Si può notare in questi “scatti”, dunque, un passaggio di testimone fra generazioni nell’impegno di mantenere vivi, praticare, difendere e trasmettere gli ideali della Resistenza. Queste foto ci responsabilizzano, ci richiamano al nostro dovere di cittadini democratici, che mai devono dimenticare, né abbassare la guardia, soprattutto in tempi come questi di pericoloso revisionismo storico. E ci invitano a coltivare – sempre – una memoria resistente, robusta come una pianta dalle profonde radici.

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